Out of money

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Il fuorisede, durante l’università, vive essenzialmente tre periodi ciclici che non necessariamente corrispondono all’inizio delle lezioni, alla preparazione degli esami e alla sessione in sé e per sé. Si tratta piuttosto del rientro in università dopo essere tornati a casa, del periodo immediatamente successivo, quando la spesa la si fa ancora nel supermercato sotto casa e di quello in cui si sopravvive con pasta al tonno, quest’ultimo acquistato a 30 centesimi la confezione perché vicino alla scadenza.

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Dopo le vacanze o a seguito di un weekend a casa si ricomincia la settimana universitaria nell’abbondanza, non dovendo mai far la spesa e avendo sempre il pasto pronto da scongelare e mettere in microonde. Questo è il periodo che ogni fuorisede vorrebbe non finisse mai.
Con il passare dei giorni, però, si entra nella seconda fase definibile come semi-ricchezza, quel momento in cui le leccornie preparate da nonne, genitori, zii o chi per essi, stipate in ogni angolo della casa, finiscono. In questi casi il fuorisede adotta due soluzioni: ricominciare a far la spesa oppure mangiare fuori ogni volta che può per evitare cestini, carrelli e buste da riporre nel frigo. Nonostante quest’ultimo metodo possa sembrare la migliore idea di sempre prima o poi, di solito pure prima di quanto si immagini, il fuorisede si ritrova nella sua condizione naturale in cui non ha un centesimo in portafoglio e nessuna intenzione di chiedere altri soldi ai genitori. Se ci si ritrova in questa situazione si possono adottare due strategie diverse: iniziare una dieta drastica e poco salutare fatta di bicchieri d’acqua e bustine di zucchero rubate al bar sotto casa oppure acquistare i prodotti nel discount più vicino che molto spesso offre marchi non pubblicizzati e quindi meno costosi.
In questi casi gli ultimi cinque euro malconci rimasti si moltiplicano e si può pensare di comprare quasi qualsiasi genere alimentare di prima necessità, o almeno di prima necessità per ogni fuorisede: pasta, passata, un chilo di spinacine maxi formato maxi convenienza, birra rigorosamente Best Brau a cinquanta centesimi la lattina e mozzarella di dubbia provenienza ma che anche quando è scaduta ha la stessa consistenza, forma e il medesimo colore di quando la si è comprata.

 

Il fuorisede torna così a stipare credenze e scaffali del frigo con alimenti il cui formato ne impedisce l’esaurimento e che producono, come naturale conseguenza, l’accumulo di pentole e padelle ricolme di olio fritto da buttare e che non aspettano altro che essere sgrassate da qualche ignaro coinquilino che ne ha bisogno per prepararsi il pranzo.

Se non volete creare faide interne alla casa o se più semplicemente non volete incrinare i rapporti con i vostri coinquilini provate con una spesa ugualmente costo zero ma che non faccia puzzare casa di Mcdonald’s per settimane.

In questo caso si può provare a fare acquisti stile “Pazzi per la spesa” e comprare solo ciò che è in sconto, studiando attentamente tutti i dépliant disponibili per quei giorni.

Se vi ritrovate nella categoria cucina di sopravvivenza, quella delle persone il cui piatto migliore è l’insalata, avrete vita facile, tanto non ci provate neanche a comprare cose da cucinare e optate sempre per il reparto frutta e verdura o zuppe e cereali, con tempi di cottura stimati tra i 7 e i 15 minuti, variabili a seconda della fame.

Se invece siete persone che amano cucinare manicaretti da 35 ingredienti ogni piatto e spendere 5 euro vi consiglierei di fare una spesa comune tra coinquilini e proporre di cucinare per loro ogni volta possibile, in modo da poter reperire facilmente tutto ciò di cui avete bisogno e metterlo in comune.

Se nessuna di queste proposte vi soddisfa vi devo confidare che, appartenendo io alla categoria cucina di sopravvivenza, aspetterò vostri consigli su come fare una spesa consistente con qualche spiccio o poco più.

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